Symbol / Symbol


Denis Isaia, settimana di ricerca, 29.10.2010

«Anzi, la presenza di molti “simboli” si accompagna […] all’indebolimento della coscienza simbolica; in parte ne è una forma di compensazione, in parte può prosperare proprio a causa di questa debolezza. Ma, in assenza di un legame con una coscienza simbolica, il simbolo e i simboli si degradano e si corrompono, scadendo a mera e statica convenzionalità o scivolando nella collusione con la magia». ( M. C. Bartolomei, La dimensione simbolica. Percorsi e saggi, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2009, pp. 11-12.)

Matteo Cavalleri, intervento „monumento al possibile“, 30.10.2010

Oggi, una crisi pervasiva della dimensione normativa (quella del dover essere) si accompagna alla sterilizzazione dell’attitudine alla simbolizzazione (individuale e collettiva) corrispondente: mancano i simboli costitutivi di un progetto di civiltà (dalla dimensione politica a quella esistenziale a quella religiosa), e quindi, alla base, i desideri che questi simboli sono capaci di individuare e veicolare (formalizzare).

Matteo Cavalleri, intervento „monumento al possibile“, 30.10.2010

Un possibile esempio di questa barratura del desiderio è rintracciabile nella dichiarazione degli adolescenti sull’uso frequente della prostituzione, il loro perché si fa prima”: l’inaridimento della sfera della simbolizzazione, che si esprime nel gesto del pagare disimpegnato (mentre è impegnativo gestire la relazione di avvicinamento e la seduzione), esprime l’incapacità di gestire l’incontro con l’altro, la sua intrinseca aleatorietà e imprevedibilità: l’insopportabilità di un suo possibile “no”. L’indebolita capacità di simbolizzazione, ovvero di creare un proprio mondo interno di significati la cui espressione sia desiderante e motivante, impedisce di formalizzare l’incontro con l’altro, ma, più in generale, è «certamente una potente molla di comportamenti in cui la violenza, il sadismo e il loro impatto eccitante sulla psiche tendono a sostituire la soddisfazione e la percezione di pienezza derivanti da un agire e operare ricchi di senso, di intenzioni, di motivazioni, radicati e strutturati nella dimensione simbolica».

Matteo Cavalleri, intervento „monumento al possibile“, 30.10.2010

E’ importante ricordare come il simbolo, nella tradizione greca, nasca per così dire dall’humus, dalla terra, e come assuma, fin dalla sua prima concezione, una forma materica. Simbolo è infatti una barretta di terracotta usata per produrre un reciproco riconoscimento tra due parti (come “tessera di riconoscimento” o “tessera ospitale”): in questo caso si tocca, si tiene in mano, si vede. Recante una scritta, spezzata in modo asimmetrico e custodita da ciascuna delle parti, essa permette e garantisce che entrambe, nel momento dell’unione perfetta delle due metà, riconoscano se stesse e allo stesso modo l’altra come componenti fondamentali di un accordo.

Matteo Cavalleri, intervento „monumento al possibile“, 30.10.2010

Come s’intende fin dalla sua originaria formulazione, appunto, sensibile, il simbolo non è in sé un’idea (come del resto la tavoletta integra non è ancora un simbolo, mentre lo è il coccio rimesso insieme, ricomposto). Nell’esempio della barretta di terracotta dei greci, essa ad esempio non è l’idea pura dell’accordo preso: è invece proprio quella forma sensibile scelta per alludere ad essa, per ricordarla e farla pensare come progetto, come memoria del e per il futuro: «ognuna delle due parti della tessera porta con sé la memoria e la rinnovata attualità del patto».  (Ivi, p. 28.)

Matteo Cavalleri, intervento „monumento al possibile“, 30.10.2010

E che il simbolo precipitato e usato al di fuori della coscienza simbolica segna invece la catastrofe.

Matteo Cavalleri, intervento „monumento al possibile“, 30.10.2010